DOCUME': RACAV LAVOR
«Un pomeriggio cinematografico con le proiezioni di "Strano ma vero", a cura di Progetto Equal Rom Cittadini d'Europa e "Racav lavor" (Italia 2001 - 42' - DVD - Drop out), sul mondo del lavoro visto dagli occhi dei nomadi A seguire aperitivo» Categoria: VIDEO
Inizio:
Domenica, 25 Marzo, 2007 - 17:30
Fine:
20:30
notizia inserita il 21/03/07 08:08

Ore 17.30
proiezione di "Strano ma vero" a cura di Progetto Equal Rom Cittadini d'Europa
Ore 17.45
proiezione di "Racav lavor" (Italia 2001 - 42' - DVD - Drop out)
Ore 19.30
Aperitivo

http://www.romcittadinideuropa.it
http://www.docume.org

Racav Lavor
di Paolo Poce - Francesco Scarpelli Italia - 2001 - 42' - DVD - Drop out

Racav Lavor

'Ma gli zingari, possono lavorare?' Questa la domanda che Luigi Ciarella, ventenne rom abruzzese, si è sentito rivolgere alla fine di un colloquio, in un'agenzia di collocamento interinale. Tante sono le difficoltà  che i nomadi si trovano a dover affrontare quando cercano di inserirsi nel mondo del lavoro. Si sa, degli 'zingari' si fa presto a pensar male: si pensa all'elemosina, ai furti d'auto, o negli appartamenti; al peggio viene fuori anche la storia dei 'ladri di bambini'. Accanto a storiche difficoltà  come la scolarizzazione, continua a sopravvivere una reciproca diffidenza tra Rom e Gagè (i non rom); ma basterebbe qualche ora in un 'campo nomadi' per cogliere un'intensità  di rapporti, fra le diverse generazioni, che la nostra civiltà  ha del tutto smarrito. Un tempo gli zingari lavoravano, tutti quanti: commercianti, allevatori di cavalli, giostrai, circensi, musicisti, ramaioli, impagliatori. L'elemosina c'è sempre stata, è la risorsa estrema del primo comandamento zingaro: non pesare sul gruppo, arrangiarsi. Oggi a lavorare sono pochi, troppo pochi, e non tanto per colpa loro. àˆ un paradosso: mai come oggi gli zingari, volenti o meno, si sono aperti alla cultura dei Gagè. E' la cultura dominante che crea l'immaginario e anche gli zingari guardano la tv, anche per gli zingari c'è il Grande Fratello, Del Piero e Baggio, Alberto Castagna, il TG5, veline e letterine. Nella vita di tutti i giorni, ben pi๠drammatica, resta la difficoltà  a trovare risposta a un'esigenza semplice, che in Romanes, la loro lingua, suona pi๠o meno cosà¬: 'Racav lavor', cerco lavoro. Il documentario & che porta un rispetto raro per le storie che racconta & sceglie di 'pedinare' qualche coraggiosa eccezione: Rumany è una mediatrice sanitaria, appassionata fautrice dell'orgoglio rom; Mario è un padre di famiglia che si alza alle due del mattino per scaricare frutta e verdura all'ortomercato; Daniele è capocantiere e 'anima' di una cooperativa e di una squadra di calcio Rom. L'altra faccia del mondo zingaro, lontano da uno stereotipato immaginario, la storia di un proletariato che si vorrebbe invisibile e muto. Un documentario che nasce in un clima generale di attacco alle condizioni del lavoro (flessibilità , precariato, smantellamento dello statuto dei lavoratori, ecc.) ne sottolinea la centralità  quale strumento, pressoché unico, di integrazione sociale. 'I campi nomadi che si vedono in Racav Lavor & spiegano i registi - sono come quelle macchie d'erba che tenaci sbucano dall'asfalto, dai grigi milanesi. I bambini, i tanti fiori, le baracche intonacate, la musica delle autoradio sempre accesa, le galline, i cavalli, i panni stesi, tutto regala un senso di armonia che colpisce e spiazza noi Gagè, poco abituati a cogliere la bellezza in ciಠche ci pare misero, marginale. Milano? Sà¬, Milano. Milano di luoghi e percorsi atipici, fra navigli, inceneritori, mercati della frutta, ospedali, vie della moda. Loro, i Rom e i Sinti che vediamo impegnati nei loro lavori, sono anch'essi dei milanesi, milanesi atipici, che ci interessano perché fanno propri luoghi e percorsi marginali al resto della città , con il desiderio sincero di cambiare la loro condizione senza perdere l'identità  zingara, anche a costo di vivere contrasti drammatici.' Per questo lavoro gli autori hanno scelto una firma comune, l'etichetta Dropout. In questo modo si è voluto rafforzare il gesto collettivo che sottende ai film, siano film in video o in pellicola, documentari o fiction. Condividere la responsabilità  e la bellezza di un percorso espressivo in senso orizzontale, senza gerarchie, zone di luce e di ombra, ruoli in primo piano e ruoli secondari. Una pratica che allunga i tempi e limita le individualità  (tanto importanti nelle arti espressive) a favore di un luogo di incontro che appartenga, nei limiti del possibile, a tutti. Un esperimento non facile e che pure, a giudicare dall'entusiasmo e dalla disponibilità  con cui tutti hanno partecipato, dai musicisti alla troupe agli stessi interpreti Rom e Sinti, valeva la pena d'essere fatto.